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Variante: Corriere Como 02/01/15

CORRIERE DI COMO 02/01/2015
Tremezzina, Diocesi all’attacco:
Con la variante santuari a rischio


DonXeresS Oasi di preghiera strangolate dal cemento. «Questa variante non s’ha da fare». Almeno, non con questo tracciato. Parole pesantissime, quelle con cui si è espressa la Chiesa comasca in merito a due tunnel del tragitto della cosiddetta “Variante della Tremezzina” lungo l’antica Regina.
Il motivo? Andrebbero a rovinare con un impatto ambientale irrimediabile un patrimonio culturale tutelato da oltre dieci anni dall’Unesco, il Santuario del Soccorso di Ossuccio, in un comprensorio che annovera l’antico santuario di San Benedetto in Val Perlana e la parrocchiale di Sant’Abbondio di Mezzegra, isolata a mezza costa in frazione Bonzanigo.
L’atto di accusa si deve a due autentiche autorità della chiesa comasca. Sono don Saverio Xeres e don Andrea Straffi, intervistati sull’argomento sull’ultimo numero del “Settimanale della diocesi di Como”. In una pagina firmata da Enrica Lattanzi, riconoscono il valore strategico dell’infrastruttura lariana, attesa da anni, ma chiedono che l’opera «non metta in secondo piano il rispetto del territorio».
E non è solo questione di simboli. Certo, la nuova infrastruttura arrivata al progetto preliminare nel 2012 dovrebbe garantire con una decina di chilometri di strada un effettivo alleggerimento del traffico sulla sponda occidentale del Lario, da Colonno a Griante. Otto chilometri, in larga parte in galleria, da finanziare con 300 milioni, di cui solo 21 coperti dalla Regione e 220 promessi dallo Stato. Tempi e coperture aggiuntive sono ancora avvolti nella nebbia, nonostante le rassicurazioni da Roma.
E adesso però alza pesantemente la voce la curia di Como, in merito ai viadotti esterni, quello chiamato Val Perlana e quello di Mezzegra. «Si tratta di un intervento imponente in un contesto estremamente delicato, con aspetti paesaggistici, naturalistici e storico-architettonici di assoluto rilievo, riconosciuti a livello nazionale e internazionale».
Niente urla in stile “no Tav”, quindi, ma il tono è quello di un ecologismo “francescano”, che farebbe piacere a Papa Jorge Mario Bergoglio.
Non a caso l’intervista sul “Settimanale della Diocesi” fa anche riferimento a uno scritto del filosofo Romano Guardini che pubblicò in tedesco nel lontano 1923 le sue Lettere dal lago di Como. Parole che con il senno di poi paiono profetiche: «Qui c’era ancora una natura umanamente abitata. E ora vi vedo irrompere la distruzione. Il mondo dell’umanità legata alla natura, il mondo della natura compenetrata di umanità, è forse in procinto di tramontare».
Un equilibrio già vacillante, sul Lario, quasi un secolo fa. E che ora rischia moltissimo.
Don Straffi cita anche altri enti che si sono espressi in modo critico sulla Variante (Fai e Soprintendenza) e non risparmia le parole quando dice: «In una realtà così preziosa, che sta già soffrendo per la cementificazione degli ultimi anni, anche la minima disattenzione può trasformarsi in una ferita impossibile da rimarginare».
Don Straffi, che è responsabile dei beni culturali della Diocesi lariana, dice che occorre «informare veramente l’opinione pubblica circa l’impatto dell’infrastruttura» dal momento che «il tracciato passerebbe a pochi metri dalle chiese, rischiando di compromettere il carattere architettonico e artistico, oltre che il valore spirituale, il significato del “silenzio” e dell’isolamento». Ma non occorrerà solo vigilare, a cantiere aperto, sui danni causati dalle vibrazioni. «Da un punto di vista etico, stiamo parlando di un cantiere dai costi esorbitanti».

 

 

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